2 Ottobre 2020

Pandemia e nuovi scenari: l’avv. Angelini ai microfoni di Le Fonti TV per il premio Avvocato dell’anno Project Finance Energy


Milano, 2 ottobre 2020

In occasione della consegna del premio Avvocato dell’Anno Project Finance Energy (Motivazione: “Il professionista ha una notevole esperienza in operazioni complesse, con una predilezione per l’aerea Energy & Infrastructures. È tra i più preparati del settore, in grado di unire un’elevata competenza della materia, con una spiccata capacità di comprendere e anticipare le priorità del cliente“), l’avvocato Fabio G. Angelini ha risposto alle domande di Manuela Donghi, Anchor di Le Fonti TV, parlando delle sfide che attendono il settore del diritto amministrativo e le novità che segneranno l’ulteriore sviluppo della realtà professionale che ha fondato.  


MD: Come cambia il lavoro degli amministrativisti nell’attuale contesto e quali strategie avete adottato per rispondere all’emergenza pandemica e alle opportunità offerte dal Recovery Fund?

FGA: Quello del diritto amministrativo è un settore in grande e costante trasformazione ormai da anni. Un trend avviato negli anni ’90 che ha prodotto grandi cambiamenti sia ridisegnando l’assetto organizzativo della pubblica amministrazione (basti pensare ai processi di liberalizzazione e al ruolo delle autorità di regolazione e delle autorità indipendenti come AGCM, la Consob la Banca d’Italia e oggi la BCE e, sotto altro profilo, ai processi di privatizzazione/esternalizzazione e di partenariato pubblico-privato che hanno segnato la nascita di società a partecipazione pubblica, società in house e forme di PPP istituzionale), sia l’attività amministrativa sotto il segno della procedimentalizzazione, della regolazione e della privatizzazione dei rapporti giuridici.

L’amministrativista – tradizionalmente dedito al contenzioso innanzi ai TAR e al Consiglio di Stato o alla Corte dei Conti – si è perciò dovuto adeguare, non senza resistenze, ad una realtà in rapida evoluzione, nella quale anche le esigenze dei clienti sono notevolmente mutate sia sul fronte della tipologia di servizi richiesti che delle modalità di interlocuzione e di esecuzione degli incarichi.

L’emergenza sanitaria ha dunque contribuito a rendere ancora più evidenti alcuni limiti (direi) strutturali dell’offerta dei servizi nel campo del diritto amministrativo. Innanzitutto il problema dimensionale delle nostre boutique, sicuramente adeguata per la gestione del contenzioso ma insufficiente per assistere i clienti nella fase di sviluppo delle operazioni finanziarie e di investimento in quei settori nei quali gli amministrativisti possono essere trainanti: le infrastrutture, l’energia e i servizi socio-sanitari. E poi un limite culturale, dettato dalla scarsa dimestichezza degli amministrativisti con le operazioni finanziarie, con l’M&A e con le dinamiche dei mercati regolati.   

PUBLIUS – Angelini&Partners, nato nel 2018 come evoluzione della joint venture avviata su Milano con lo Studio del Prof. Franco Gaetano Scoca, decano degli amministrativisti, nasceva proprio come risposta a questi limiti riscuotendo un successo davvero inaspettato. L’emergenza sanitaria, pur in un clima di incertezza, ci ha però offerto all’opportunità di fare un ulteriore passo avanti, un’accelerazione che ci ha portato all’inizio di settembre ad avviare una fusione con Lipani Catricalà & Partners, da cui ci aspettiamo possa nascere entro la fine dell’anno un importante player nazionale in grado di assistere imprese, investitori istituzionali e amministrazioni nelle numerose opportunità di investimento infrastrutturale di cui il Paese ha bisogno per ripartire. 

MD: Gli investimenti infrastrutturali tra fondi e normativa pubblicistica: quale scenario e quali prospettive?

FGA: Ci aspetta una stagione importante di intervento pubblico nell’economia. Il Recovery Fund e l’ingente quantità di liquidità a disposizione, ancora così scarsamente impiegata nell’economia reale, rappresenta un’opportunità per il Paese.

Lo è anche per quegli amministrativisti che saranno in grado di guardare in chiave innovativa ai servizi che possono offrire al settore privato e al settore pubblico. Il Green New Deal vedrà non meno ma una crescente presenza del pubblico, che però dovrà operare con logiche diverse, probabilmente lasciando più spazio all’autonomia dei privati e alla libera iniziativa, esercitando un maggiore peso in sede di regolazione e di controllo.

C’è un grande interesse per investimenti in asset alternativi come reti stradali, infrastrutture energetiche, portuali e aeroportuali, sportive e sanitarie, nell’edilizia scolastica e, più in generale, in immobili destinati a servizio pubblico, che possono garantire flussi costanti e rendimenti attrattivi specie per investitori istituzionali come le casse di previdenza che presentano altissimi livelli di patrimonializzazione ed impieghi nell’economia reale che si attestano intorno al 4% della massa complessiva.

Occorre concentrarsi sulle operazioni greenfield, di media taglia e fortemente radicate territorialmente. Una delle complessità di queste operazioni è data dal dover fare i conti con iter autorizzativi, procedure ad evidenza pubblica e lentezze burocratiche. Ed è qui che una realtà professionale come la nostra può fare la differenza creando valore sia per il settore privato che per il pubblico.

MD: Guardiamo a quelli che sono gli strumenti a disposizione: il partenariato pubblico-privato. Si annuncia una fase di maturità di questo importante strumento?

FGA: Il Partenariato Pubblico-Privato rappresenta una chiave importante per lo sviluppo di operazioni di successo nei settori a cui accennavo prima. La normativa di riferimento lascia ampi spazi di creatività che permettono di costruire operazioni tailor made, ritagliate su misura delle esigenze degli operatori, dei finanziatori e delle amministrazioni.

In questi anni abbiamo seguito tante operazioni importanti, dalla Piattaforma Logistica di Trieste (investimento da 130 milioni di euro) al nuovo Campus dell’Università Roma Tre, passando per impianti natatori, ospedali e scuole in tanti Comuni del nord. È però un mercato ancora di nicchia, mentre al Paese serve un volano di investimenti più consistente.

C’è da fare ancora un salto avanti sotto il profilo culturale – si tratta di operazioni complesse che, tuttavia, qualche amministrazione continua ad interpretare come se fossero normali appalti di lavori – e della progettualità. Può sembrare un paradosso ma, pur essendoci le risorse spesso mancano progetti finanziabili. Un problema noto, lo stesso per cui non riusciamo a spendere i fondi strutturali europei.

Qui si sconta innanzitutto il problema dell’assenza di professionalità interne all’amministrazione in grado di sviluppare progetti di questo tipo. Cassa Depositi e Prestiti si è attivata mettendo a disposizione un team a supporto delle amministrazioni, lo stesso potrebbero fare le Finanziarie Regionali. Tuttavia, per dare la spinta necessaria, credo che occorra allentare quei vincoli pubblicistici che rendono eccessivamente farraginosa l’interlocuzione tra sponsor e amministrazioni e l’affidamento a terzi dei servizi di progettazione e di strutturazione giuridico-finanziaria delle operazioni.